giovedì 16 giugno 2016

sugar man

I giorni mi scivolavano via dalle mani in un rassegnato perder pezzi. Volevo scrivere qualcosa sulla calma placida e pacata del condannato a morte. O un resoconto dettagliato sullo smarrimento nel vuoto dell'essere. O un manuale di cucina. Non ne ero ancora certo. Sapevo unicamente di volere la copertina verde e nera.
Ero completamente senza soldi, senza lavoro e solo come un cane. Ma fin qui tutto in regola. Il problema era più profondo e riguardava qualcosa che mi era stato rubato da sotto al naso: non speravo più. Questa era la cosa più triste ed infima di tutte. Dal bilancio finale, tirando una riga, a parte milioni di neuroni danneggiati, contavo proprio la mancanza di un pensiero qualsiasi che giustificasse tutta questa sofferenza. Un piano, un progetto, un bene più grande ed importante. Un amore o una vendetta. Ma niente.
Chiunque, anche il più ignorante e becero coglione che suda sotto il sole ha un ideale o un affetto che gli permette di andare avanti.
Lo spazio vuoto nella mia gabbia toracica non lasciava scampo. Era tremendo, buio e pauroso. Non conosce il tempo come lo intendiamo noi e sa aspettare sotto forma di cappio. Senza fretta, non ti lascia alternative. Ero davanti allo specchio e coi polpastrelli tastavo i lembi di carne attorno a questa voragine. All'interno della mia gabbia toracica non entrava un filo di luce. Era perciò impossibile stabilire quanto profondo fosse il danno. Nella posa di Clark Kent tenevo la camicia aperta ma al posto della esse di supercoglione avevo un utero freddo e oscuro. Provai con un fiammifero prima, con un accendino poi ma niente. Il buio aveva la consistenza della vernice nera. Pensai di masturbarmi giusto per stemperare la situazione quando la tenebra chiuse i suoi denti di ghiaccio attorno al mio polso inghiottendo braccio, avambraccio, mano e accendino. Realizzai che mi era cresciuta una bocca sul petto. Una bocca fatta di paura e di insoddisfazione pronta ad inghiottire qualunque cosa pur di colmare l'incolmabile. Si era aperta una falla. Un errore cellulare. Una molecola che diviene autocosciente e si comincia a chiedere il perchè di tutto questo. Ma non essendo in un libro di Zola non si creerà un movimento rivoluzionario di cellule sovversive. Non ci saranno rivoluzioni o redenzioni. Forse qualche morto sulla croce. Dipende dal budget. Otherwise l'oblio, la dimenticanza che è molto meno costosa. Invitai Cristina a cena. Mangiammo in silenzio due filetti di bovino che avevo rubato al supermercato sotto casa. La spogliai lentamente e senza interesse. Non feci in tempo neppure a togliermi le scarpe che la bocca che avevo al posto del petto aveva azzannato la povera Cristina e la stava fagocitando allegramente. Negli anni a seguire bocca mangiò tutto quello che le passava a tiro. Datori di lavoro, Ragazze, Amici. Vinsi pure ai gratta e vinci. Mangiò tutto quanto. Soldi, cassa e tabaccaio. La speranza è una trappola. Ma l'assenza di essa è una condanna ben peggiore.
https://www.youtube.com/watch?v=qyE9vFGKogs

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