mercoledì 21 novembre 2018

gabbie

Fuggivo da una prigione all'altra e mi chiedevo se mai avrei avuto un controllo su me stesso. Da gabbie enormi e con angoli spigolosi e pungenti ad altre comode e dorate. Gabbie di significato che le parole ci stanno dentro finquando non ne inventi di nuove; finquando non le costruisci e le pronunci; finquando non le condanni ad un contesto, ad un altro significato specifico. Gabbie dovute alla mancanza di qualcosa; a partire dalla consapevolezza di se stessi ad arrivare al vile danaro. E così  via, inseriti in un generale scaricabarile generazionale al ribasso in cui inventiamo, fottiamo e ripopoliamo il pianeta di condannati ingabbiati svuotati dal significato di partenza ed incastrati nell' (il piu'delle volte)inconsapevole arte della fuga. Lottando contro ad un destino ineluttabile; che ogni stanza ne ha dietro un altra. Che ogni obbiettivo ne ha altri mille al seguito. Viviamo ora e viviamo di scelte. E i tempi minimi sono inforzabili. Pena il ripartire da capo dalla gabbia più piccola. Come opere d arte costruite all interno di una stanza passiamo la vita in continua espansione fino al giorno in cui lo spazio a disposizione non sarà pienamente occupato. E facciamo attenzione che senza un opportuna triangolazione di punti di vista il rischio di dover traslate il partenone da un salotto ad un palazzetto non comporti il dover distruggere la nostra fatica, che di sto periodo le energie son limitate e con sto freddo ci si ammala facile.


https://m.youtube.com/watch?v=L55xaGnpalQ