viviamo vuoti impossibili. come le cascate del niagara e noi sul filo d'equilibrio attraversiamo gli spazi sperando nel vento a favore e nella forzatura di tempi inforzabili. d'altra parte. l'ansia che accompagna. l'ansia regina del mio non digerire più nulla. l'ansia delle situazioni sospese fino all'ora dell'aperitivo. quando tutto quanto si alleggerisce e si entra in una routine di stuzzichini spaccafegato e birre in bottiglia. e ci vorrebbero delle gru (quelle di ferro, non gli animali) che mi aiutassero a sostenermi i carichi pendenti. o un paio di braccia in più che incentivassero la solitudine del fidarsi a poco a poco. perchè son 28 anni che dura questa guerra. e ormai se non si attacca ci si difende senza tempo per il riposo o per la tregua. ritornare in scenari bombardati dagli appuntamenti mancati e dai fuorivena. con la sensazione di non appartenervi più. che questo conflitto non dovrebbe più appartenermi. che anche se gli anni sono passati è ancora pur sempre un campo minato. il carcere delle montagne è lontano ma visto da quaggiù sembra quasi accogliente. è il gioco delle file al supermercato...quella in cui non sei tu sembra sempre la più veloce. ma non si può passare il tempo a saltare da un posto all'altro. anche perchè si finirebbe ad odiarli entrambi allo stesso modo.
quindi mi metto su un pezzo di battiato e mi metto a dare l'aspirapolvere e penso alle cicale e ai campi gialli bruciati dal sole che tanto le onde ci sono sempre e molto spesso è solo questione di rilassarsi e lasciarsi portare...mista quasi venendo voglia di andare al mare.
http://www.youtube.com/watch?v=GuB3f70cYnM
in realtà mi basterebbe un caffè freddo.
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